Associazione Plessi Lesi Italiana
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Tutta una questione di tecnica

Tutta una questione di tecnica

Intervista a Fabio Triboli
di Perla Lazzereschi

P: Ciao Fabio, dove sei nato?
A Lecco il 17 maggio 1966

P: Quando hai perso l’uso del braccio?
Nel 72, avevo 5 anni e 1/2.
Camminavo per strada con mia cugina, lei mi teneva per mano, e’ stata investita da una macchina e nell’urto mi ha strattonato provocandomi una lesione del plesso al braccio destro.

P: Che tipo di lesione?
Non muovo la mano e non ho l’estensione del gomito

P: Che tipo di riabilitazione hai seguito?
Ai miei tempi c’era ben poco, ricordo delle scosse elettriche.
Ho praticato tanti anni di nuoto dall’incidente fino ai 15 anni.

P: Ti è servito?
Si, molto. Soprattutto per il recupero della spalla e per rinforzare la schiena.

P: Altri sport praticati?
Calcio a 5, tennis da tavolo, giocavo in serie C con i normodotati e dai 27 anni il ciclismo, cominciato così, quasi per gioco.

P: In che senso per gioco?
Nel 2000 a Sanremo stavo partecipando ad una gara di ciclismo con i normodotati ed ho incontrato la squadra nazionale paralimpica, loro si stavano allenando … ed io li ho battuti.
Li ho battuti senza mai essermi allenato seriamente, così mi sono detto: perché no?!

P: La gara che più ti porti nel cuore?
Oro Paralimpiadi Pechino 2002

P: Due parole su questa gara?
Il livello organizzativo, il sistema, l’impegno e i risultati degli atleti sono paragonabili alle Olimpiadi.

P: E’ stato difficile essere un bambino plesso leso?
No, non ho avuto grandi difficoltà, fortunatamente sono sempre stato accolto.
Anche a scuola potevano prendermi in giro come si prende in giro un bambino che porta gli occhiali o un bambino un po’ più grasso degli altri, ma niente oltre a questo.

P: Altre difficoltà che hai incontrato nel tuo cammino?
Lo stato con la sua burocrazia, un esempio quando ho dovuto prendere la patente … o la mia famiglia molto protettiva, hanno sempre avuto paura che io potessi farmi male e cercavano di tenermi a freno.

P: Hai accettato subito la tua disabilità?
Assolutamente si. Ho imparato subito a fare tutto con una mano.
Ho acquistato subito una “grande Tecnica”, per me era una cosa quasi normale, avevo solo 5 anni. I bambini non hanno paura di queste cose, non hanno paura della vita, vanno avanti e basta.

P: Hai dolore?
No, fortunatamente no. Mai.

P: Che cosa diresti ad un bambino che ha perso l’uso del braccio?
Non ti vergognare, se hai una menomazione e te ne vergogni, quella diventa un problema.
Quello che e’ successo a te può succedere a chiunque, anche a chi lo dice a te…e se succede si riparte da quello che si ha.

P: Che cosa diresti ai suoi genitori?
Trattatelo come un bambino normale, non fate sconti, lasciatelo rischiare…mettetelo alla prova…vi accorgerete che il suo carattere e’ un carattere più forte.

P: Che sport consiglieresti ad un bambino plesso leso?
Tutti, be’ magari non il tiro con l’arco…
Diciamo nuoto, atletica, ciclismo…lo sport e’ sempre giusto.

P: In cosa lo sport ti aiuta?
Ti rende migliore, più indipendente, il tuo fisico e’ più armonioso.
Chi fa sport ha una marcia in più.

P: Quanti figli hai Fabio?
3 figli ed un nipote.

P: E’ stato difficile essere un padre plesso leso?
Assolutamente no, diciamo che le difficoltà le ha avute mia moglie…ma perché io ero sempre in giro con la bici.

P: Gareggi ancora Fabio?
No, sono diventato un collaboratore tecnico della nazionale.

Grazie Fabio per aver risposto a tutte questa domande mentre te ne stavi tranquillo in vacanza in un rifugio di montagna.
Attacco il telefono e mi vengono un mente 2 parole: …che grinta!

Se sei interessato a vedere dei contenuti video di questo atleta  clicca qui.

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4 commenti

  1. Sergio says:

    GRANDE Fabio, grazie delle emozioni che mi hai saputo dare!

  2. Alex says:

    Fa sempre piacere leggere le storie di crescita dei grandi atleti. Grande Fabio.
    Per la scrittrice un piccolo avviso, cito:

    P: Hai accettato subito la tua disabilità?
    Assolutamente si. Ho imparato subito a fare tutto con una mano.
    Ho AQUISTATO subito una “grande Tecnica”, per me era una cosa quasi normale, avevo solo 5 anni. I bambini non hanno paura di queste cose, non hanno paura della vita, vanno avanti e basta.

    Un errore ogni tanto capita, ma i giornalisti sono promotori della lingua italiana e un pochino di attenzione in più non guasta. Spero di non offendere nessuno con questo piccolo commento.

    • Perla says:

      Caro Alex la mia amica Giada, che scrive per Feltrinelli, ha detto che “acquistato” si scrive con CQ, però , Chioccone si scrive con la C.
      Ti mando un abbraccio, di quelli veri.

  3. u4fifa says:

    i like this website a lot!

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