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Il coraggio di vincere

Il coraggio di vincere

Intervista ad Immacolata Cerasuolo.
di Perla Lazzereschi

P: ciao Immacolata, quando hai avuto l’incidente?
Maggio 1999, avrei compiuto 19 anni il mese dopo.

P: Che danni hai riportato?
Lesione completa del plesso brachiale destro, praticamente si è salvata solo C2 e al 30 per cento. L’incidente l’ho fatto in scooter con il mio fidanzato e dopo, lui, mi ha pure lasciata.
Adesso ho sensibilità solo nella parte alta del braccio.

P: che cosa hai pensato quando ti hanno spiegato qual’era la tua situazione clinica?
Avevo paura di non poter più nuotare … a quello ho pensato.
Mi stavo preparando per gli europei di salvamento. Ho avuto una forte paura di non poter essere più l’atleta di prima.

P: Quanto tempo dopo l’incidente sei rientrata in acqua?
Dopo pochissimo, dopo un mese, per la terapia … all’inizio avevo paura di nuotare, avevo persino paura di mettere la testa sotto.
Avevo paura di scoprire che non sarei più stata quella di prima. La prima vasca nuotando l’ho fatta dopo quasi 3 mesi, all’inizio facevo solo gambe.

P: chi ti ha aiutato per la terapia in acqua?
Agostino Minieri, un terapista meraviglioso.
Mi ha aiutato fisicamente e soprattutto mentalmente. Credo che le persone non si incontrino mai per caso. Agostino è un ex giocatore di basket, per cui poteva capire quasi perfettamente come mi sentissi e di cosa avessi bisogno.
Passavamo 1 ora e mezzo in vasca ed 1 ora e un quarto fuori dall’acqua facendo esercizi.
La prima volta che sono riuscita a contrarre il bicipite ero a casa malata, ho chiamato immediatamente Agostino ed ho urlato al telefono “si muove, il bicipite si muove” … impossibile descrivere quella sensazione.

P: Quanto sei arrivata ad allenarti nel nuoto?
3 ore al giorno tutti i giorni e a volte sono capitati pure i doppi turni … nuotavo sempre.

P: Che cosa ti è mancato di più dopo l’incidente, qualcosa che non sei più riuscita a fare?
Abbracciare … un bell’abbraccio forte con 2 braccia, ok riesco a farlo in altri modi, ma non è la stessa cosa. Per il resto posso fare tutto; ho avuto anche 2 bambini, immagina pannolini,  ect.

P: Avere un bambino ti ha spaventata?
No, assolutamente. Quando sono stata operata è una domanda che ho fatto al dottore, lui mi rispose: tu sei normale come gli altri, puoi fare quello che vuoi.
Ho fatto anche un corso pre-parto, quando chiedevano chi vuole provare a fare questo? Io rispondevo: vengo io, vengo io.
Ho sempre avuto la necessità di capire che cosa posso o non posso fare “normalmente”, per inventare poi, un modo nuovo e tutto mio di fare le cose. Così quando sono nati i bambini, ho avvertito tutti: i figli sono miei e le cose voglio e devo farle io.

P: In che cosa ti ha arricchito quest’ incidente?
Apprezzo di più le piccole cose….
Ho avuto modo di innamorarmi di mio marito, che prima era un caro amico ma, dopo l’incidente,  nel vedere come si comportava, ho capito e riconosciuto che tra noi c’era qualcosa di molto più grande.
Ho dato forza a mio padre. Mio padre è morto di cancro e negli ultimi momenti, i più difficili dopo le chemio, mi diceva: devo essere forte come sei stata tu.
Voleva reagire come me, per non essere da meno e non farmi soffrire.
Se potessi tornare indietro a prima dell’incidente però, dimenticando tutto quello che è avvenuto dopo, ripeterei l’incidente.

P: La tua gara piu’ bella?
21 settembre, Atene 2004 argento 200 misti
Sono partita che ero settima, ho recuperato nella rana ed alla fine sono arrivata seconda … ho lottato … come il giorno in cui sono entrata in sala operatoria e mi sono detta: questa battaglia la devo vincere.

P: il tuo risultato migliore?
Oro Atene 2014, 100 farfalla.
Era il 19 settembre, il giorno di San Gennaro, i miei avevano portato uno striscione con su scritto: San Gennaro pensaci tu.
Era una coreografia bellissima.

P: quanto ti ha aiutato il nuoto?
Tantissimo, anche per farmi capire dove posso arrivare con i limiti del braccio.

P: sapevi di essere così forte prima dell’ incidente?
Sapevo di essere forte … ma non così.
Io mi paragono al mare, posso essere calma con le acque appena increspate o avere immense onde.

P: un consiglio che daresti a chi ha appena avuto un incidente come il tuo?
Alzati e vivi la tua vita … sei vivo. La disabilità ti mette dei limiti che puoi superare perché … sei vivo per poterlo fare.

Ho incontrato per la prima volta Immacolata A Lignano Sabbiadoro durante i campionati di società a maggio 2014 … mi avevano raccontato di questa ragazza piena di energia.
A dire il vero, Immacolata di energia ne aveva molta di più. Io la definirei un tornado sempre sorridente.

Ci siamo sedute vicine ed io le ho chiesto: e con il dolore, Immacolata, come stai?
E lei ha risposto:
E’ costante, è sempre con me ma ho imparato a conviverci. Non prendo più di 2 o 3 antidolorifici all’anno.

Il dolore è un fatto di testa ed io lo combatto con il nuoto, con la vita e con i figli.

Un bacio grande Immacolata e grazie.

Se sei interessato a vedere dei contenuti video di questa atleta clicca sui link sottostanti:

  1. Intervista alla campionessa paralimpica di nuoto Oro Atene 2004
  2. Intervista a Imma Cerasuolo – Atene 2004
  3. Nuoto Swimming Champion Olympic Games Canottieri Napoli

  foto foto (1) foto (2)

3 commenti

  1. imma says:

    Scrivere una parte di storia sportiva è meraviglioso,ma essere un esempio x tante persone è la più bella vittoria.

  2. clemente says:

    Grande grande grande immensa IMMA!!!!!!!!!!!!!

    Clemente

  3. micaela says:

    il vero campione è quello che parte gia’ con l’idea di vincere e credo che tu ne sia la prova ……nella vita di tutti i giorni e nel piu’ disciplinare degli sport .

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