Associazione Plessi Lesi Italiana
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La Riabilitazione

A COSA SERVE LA RIABILITAZIONE?

E’ importante rivolgersi in tempi brevi ad un Fisioterapista, il quale, con un programma di esercizi specifici, consente di mantenere al meglio le possibilità articolari dell’arto , di supportare il rinforzo delle strutture rimaste integre, e di favorire la ripresa delle strutture danneggiate parzialmente.

Molto importante è anche il ruolo che ricopre il Terapista Occupazionale il quale, in stretta sinergia con il Fisioterapista, mette in atto strategie ad hoc ed utilizza ausili che riducono il deficit di autonomia, consentendo così, una più rapida ripresa della vita quotidiana e lavorativa

Fondamentale  è anche effettuare una corretta terapia riabilitativa  in acqua in quanto  essa è un ottimo elemento per stimolare il sistema neuromuscolare. Inoltre grazie alla assenza di forza di gravità,  consente di facilitare i movimenti anche minimi e aiuta il rinforzo.

ORGANIZZAZIONE DEL PROGRAMMA RIEDUCATIVO SPECIFICO PER IL PAZIENTE PLESSO LESO

Le sedute riabilitative, vengono strutturate attraverso approcci personalizzati e all’interno di due momenti riabilitativi specifici: quello in acqua, effettuato all’interno di una vasca riscaldata,  e quello a secco eseguito in un normale ambulatorio fornito di specchio, lettino e tappeto di gomma.

COLLOQUIO PRELIMINARE

Per poter accedere ai programmi riabilitativi occorre presentare tutti i referti legati alla lesione ed in maniera più specifica un certificato di un medico specialista (fisiatra, neurologo, neuro chirurgo) dove si richiede espressamente la necessità di eseguire la riabilitazione in acqua ed in ambulatorio.

Un ulteriore certificato da esibire nel caso in cui si voglia iniziare la seduta in piscina è quello effettuato dal medico di famiglia all’interno del quale viene data l’idoneità dichiarando per inscritto che il paziente non ha alcuna controindicazione a frequentare il percorso riabilitativo in acqua.

Ottenuti questi certificati, sarà il Fisioterapista a valutare insieme al Fisiatra, il programma di recupero più adatto ad ogni singolo caso. 


 

Vediamo insieme l’organizzazione, i principali obiettivi del percorso idrochinesiterapico, e gli effetti che possiamo ottenere.

Materiali necessari

In piscina oltre agli indumenti specifici sono consigliati maschera con tubo a boccaglio.

Caratteristiche impianto vasca

Nello specifico, il tipo di piscina maggiormente consigliato è quella riscaldata avente una profondità tra i 70 e i 120 cm. La temperatura dovrebbe essere sempre compresa tra i 30 e i 33 gradi. Nei casi più evoluti è possibile integrare il lavoro in acqua calda con esercizi maggiormente dinamici all’interno di una normale vasca da 25 metri. Nel caso di patologie più complesse, coinvolgenti anche altre parti del corpo, può essere molto utile il sollevatore.

Trattamento

Inizialmente il paziente plesso leso deve eseguire in piscina un numero di sedute sufficienti (circa 8 sedute) a garantire l’eventuale proseguimento del programma in totale autogestione. Nei casi più complessi dove al di là della gravità della lesione vi siano dei limiti legati all’acquaticità soggettiva potrebbero essere necessarie un numero di sedute maggiore.

Frequenza sedute

La frequenza delle sedute è variabile, essa dipende da diversi fattori, in primis dalla gravità della lesione, dalla possibilità o meno del paziente di frequentare l’impianto vasca, dal suo grado di acquaticità e l’integrazione di tale percorso con le sedute ambulatoriali. Mediamente è consigliata una durata della seduta in acqua di 1 ora e la frequenza è compresa tra 1 e 2 sedute settimanali.

Quali sono i benefici dell’acqua?

L’assenza di gravità e il galleggiamento  favoriscono e amplificano i movimenti ottenuti da contrazioni anche molto deboli, agendo come se fossero un motore di supporto alla contrazione muscolare ipostenica.

Sempre il galleggiamento favorisce il posizionamento dell’arto in atteggiamenti che normalmente non sono più possibile all’arto plegico, consentendo così :

  1. la mobilizzazione articolare
  2. di evitare stress eccessivi anche alle articolazioni prive della protezione muscolare
  3. di “sentire” nuovamente il proprio arto in posizioni perse a causa della paralisi
  4. di stirare: muscoli, tendini, legamenti e altri tessuti molli abituati a restare in posizioni fisse a causa della paralisi, prevenendo retrazioni strutturate
  5. di evitare di mettere in atto i meccanismi inconsci di protezione e difesa della parte lesa lavorando così con la muscolatura più decontratta e svolgendo movimenti più ampi
  6. di eliminare la contrazione dei muscoli più usati come compenso ai movimenti assenti
  7. di stimolare, grazie alla pressione idrostatica, anche i recettori cutanei, una fonte abbondante e globale di informazioni che ci permettono di migliorare la percezione delle parti del nostro corpo
  8. di aiutare il paziente a raggiungere in tempi ragionevolmente brevi un miglioramento della propria consapevolezza corporea indispensabile per raggiungere una migliore motricità e percepire l’arto leso come parte integrante del proprio corpo
  9. di avere sollecitazioni sensitive grazie alla temperatura, alla pressione idrostatica ed al massaggio cutaneo dell’acqua
  10. di avere una resistenza proporzionata alla forza applicata, quindi alla capacità muscolare in ogni fase del recupero
  11. di mantenere un assetto posturale il più simmetrico possibile per poter galleggiare o mantenersi in piedi in acqua alta
  12. di effettuare esercizi respiratori specifici nel caso di transfer nervosi da nervi intercostali o frenici


fisiokinesiterapia

Infine in acqua ogni movimento riceve una spinta inerziale contraria alla direzione del movimento; tale spinta risulta essere una trazione delicata e controllata che sembra avere un effetto stimolante per la rigenerazione nervosa.

Per queste ragioni, l’ attività in acqua,  fin da subito e’ ideale per il paziente plesso leso.

Vediamo  più nel dettaglio come si sviluppa la fisioterapia

Obiettivi a breve periodo

  1. Esercizi di ambientamento
  2. Esercizi deambulatori
  3. Conquista e mantenimento dell’assetto di galleggiamento semi verticale da posizione seduta
  4. Esercizi coordinativi da posizione semi seduta (con step)

Questi esercizi oltre a consentire l’apprendimento del coordinamento motorio globale in un ambiente diverso come l’acqua, comportano più o meno indirettamente l’attivazione del segmento paralizzato con sollecitazioni meccaniche mio-articolari necessarie a conservare a livello cerebrale la rappresentazione dell’arto paralizzato e delle sue possibilità di movimento.

Obiettivi a medio termine

  1. Conquista e mantenimento dell’assetto di galleggiamento prono assistito (maschera/boccaglio)
  2. Conquista e mantenimento dell’assetto di galleggiamento prono autonomo
  3. Conquista e mantenimento dell’assetto di galleggiamento supino assistito con galleggianti
  4. Conquista e mantenimento dell’assetto di galleggiamento supino autonomo con galleggianti

In questa fase gli esercizi diventano più specifici per l’arto superiore, i galleggianti e le posizioni assunte servono come facilitazioni dei movimenti in una prima fase e poi successivamente come progressive resistenze di rinforzo del movimento ricercato e/o da riabilitare

Obiettivi a lungo termine

  1. Esercizi in galleggiamento prono attraverso punti di appoggio (maschera/boccaglio)
  2. Esercizi coordinativi in galleggiamento supino con galleggianti
  3. Nuoto adattato con galleggianti

In questa fase gli esercizi servono a potenziare progressivamente le quote motorie in divenire o, nei casi di stabilizzazione del recupero, a mantenere una buona tonicità ed elasticità dei muscoli compensatori (evitando contratture dolorose), a mantenere adeguata l’attività muscolare riacquistata anche se debole ed insufficiente per attività impegnative in ambiente gravitazionale, a mantenere un buon assetto posturale evitando rachialgie

Molto importante sarebbe la presenza sul piano vasca del fisioterapista. Iinoltre sarebbe auspicabile che lo stesso terapista che segue il paziente plesso leso in piscina, lo tratti anche in ambulatorio, là dove ci siano entrambe le competenze.

Ricordiamo che il trattamento riabilitativo in acqua non può essere improvvisato e richiede un preparazione specifica.

Per mettersi in contatto con Paolo Casari titolare di questa relazione potete mandare una e-mail a questo indirizzo: aquos.paolo@yahoo.it o telefonare ore ufficio al numero 348 803 95 03348 803 95 03

QUALE DEVE ESSERE L’ATTEGGIAMENTO DEL PAZIENTE NEI RIGUARDI DELLA RIABILITAZIONE?

Anche da un punto di vista psicologico,  il percorso è estremamente faticoso.  I tempi  possono essere molto lunghi, si parla spesso anche di anniProprio per questo motivo è assolutamente indispensabile una ferrea determinazione nel raggiungimento degli obiettivi, nonostante gli immensi sforzi quotidiani  al quale il paziente deve sottoporsi. E’ importantissimo riprendere al più presto una vita il più normale possibile, senza porsi dei limiti e senza aspettare i miglioramenti.

Un atteggiamento reattivo ed una costante segnalazione delle difficoltà quotidiane, vanno esposte al riabilitatore in quanto fondamentali per costruire un programma riabilitativo efficace e soddisfacente

Spesso, soprattutto nelle fasi iniziali, è necessario un accompagnamento da parte dello psicologo che aiuti il paziente ad affrontare il grande cambiamento di vita e gli fornisca gli strumenti per ritrovare anche un’ indispensabile autonomia emotiva ed affettiva.